Suits: una serie da lode

Ho iniziato Suits nel 2015 circa, mi ricordo che era lo stesso periodo dell’uscita di Mr Robot, nonostante in Italia fosse uscita nel 2012. Come tutte le serie tv, l’ho iniziata nel momento in cui non mi interessava molto, ho visto che trattava l’argomento legale ed ero curioso se sarebbe stata una figata oppure una noia assoluta… Credo che il titolo in questo caso dica tutto.

Io in generale, in una serie tv, così come nei film, non riesco ad essere molto critico, se mi intrattiene per me va bene, a parte se ci sono grosse imperfezioni o cose troppo irreali (in un ambiene non fantasy ovviamente), quindi se state leggendo questo post e a voi la serie non è piaciuta, potete anche finire di leggere qui.

Come mio solito, quando inizo una serie, guardo l’episodio Pilota e basta, se mi interessa la inizio il giorno successivo.

L’episodio Pilota di Suits è perfetto, perché ha una durata normale ma in 9 minuti di scena si capisce fin da subito dove andrà a parare, o almeno, quale sarà il filo conduttore di tutta la serie.

Ma passiamo a quei 9 minuti di cui vi parlavo:

I protagonisti principali sono Harvey Specter e Mike Ross, il primo è tra gli avvocati più importanti di New York, abbastanza cinico e che sa come girare la legge a suo favore, da poco è stato promosso a Socio Senior nello studio legale per cui lavora, la Pearson-Hardman, ruolo che, a suo malgrado (odia lavorare in coppia), lo costringe a cercare un nuovo associato.

Insomma, avete capito di che tipo di personaggio si tratta, tutti quelli che incontra al colloquio non arrivano all’altezza neanche delle sue caviglie.
Nello stesso hotel in cui si sta tenendo questo colloquio interminabile, c’è un ragazzo vestito elegante con una 24h che contiene tutt’altro che libri di legge e che per caso capita nel piano del colloquio mentre è inseguito, sto parlando ovviamente di Mike Ross. Ovviamente Mike non può fare alto che entrare e presentarsi con un finto nome ed effettuare il colloquio.

Nonostante il suo passato Mike ha una sorta di dono, al memoria eidetica (grazie Wikipedia), infatti si faceva pagare per svolgere l’esame di ammissiona all’Albo al posto dei diretti interessati, praticamente non ha mai svotlo gli studi e le ore di lavoro per essere avvocato ma ha studiato come non mai.
Per farla breve Harvey lo assume come associato, nascondendo il fatto che Mike non è un vero avvocato.

Et voilà, ecco come inizia.

Parlando della serie in generale, trovo eccezionale i cambiamenti dei personaggi, cambiano carattere, si evolvono e cosa più veritiera, si ritrovano spesso a confrontarsi con loro stessi e dovendo ammetere i propri errori, cosa che, in un ambiente lavorativo del genere, non è affatto semplice.

Il doppiaggio è perfetto, spesso superiore alle effettive doti attoriali degli attori (che gioco di parole). Io l’ho guardata totalmente in italiano, solo ultimamente ho visto alcune scene in inglese, continuo a preferirle in italiano.

Poco sopra ho parlado di 7 stagioni nonostante le effettive siano 9. Tra le protagoniste della serie c’è anche Megan Markle e sapete bene il motivo per cui ha lasciato la serie, insieme a lei ha abbandonato anche Patrick J. Adams (Mike Ross), perdendo così il conduttore, pero così dire, della serie.

Questo è il motivo principale per cui non ho mai visto le ultime due stagiondi di Suits, recuperandolo solo quest’anno, 3 anni dopo l’effettiva uscita…

Ho fatto un grosso errore.

Le ultime stagioni, pur toccando tasti totalmente diversi con new entry, altri conosciuto brevemente durante la settima stagione, sono all’altezza delle precedenti. Il fatto che non si sia sentita la manca di Mike Ross dice tanto.

Soprattuto in queste stagioni Harvey trova molte difficoltà che fanno cambiare il suo carattere da così a così (immginate che stia gesticolando con la mano, da bravo italiano) e, senza spoiler ovviamente, Suits ha avuto il finale che si meritava e che tutti i fan volevano, me compreso ovviamente.

Certo, ovviamente la serie è piena di sproloqui, monologhi e riferimenti alla legge, ma sono davvero pochi i punti in cui ci si perde, merito di tutta la produzione che c’è dietro, che ha reso ogni singolo episodio interessante e non lasciando nessun buco di trama.

In sostanza, è una serie da lode, ve la stra-consiglio, ma non è una serie da binge watching, guardatela al ritmo giusto perché sono sicuro che molte delle scene ve le riguarderete, e riguarderete, riguarderete per molto tempo.