Il mio significato di lavoro

Questo è il primo di due post che tratteranno questo argomento, il secondo penso uscirà a fine anno, devo prima farlo revisionare.

Ho cercato il significato di lavoro su Google è mi è comparso un risultato dell’HuffingtonPost che dice:

Per l’essere umano il lavoro è un istinto, una pulsione, un bisogno, quasi come il mangiare, il bere, il fare l’amore. Vivendo in gruppo, ciascuno è portato ad esercitare le proprie capacità, le proprie competenze, al fine di raggiungere qualcosa di apprezzabile, a livello personale, ma soprattutto sociale.

huffingtonpost.it

Per quanto mi riguarda è una definizione che, in questo preciso momento, è perfetta.

Dalle superiori ho sempre avuto quella necessità di aiutare, di rendermi utile per gli altri, ma non facendo chissà che cosa, semplicemente sfruttando quelle poche conoscenze informatiche acquisite in quell’arco di tempo (andavo in prima superiore) e mi sono accorto che molte cose che io davo per scontate per altri non lo erano, e questo per me era un modo per auto-avvalorarmi e poi per abbattere la timidezza (spoiler, non ha funzionato).

Mano a mano questa necessità è andata di pari passo con quello di guadagnare, o meglio, iniziare a gestirmi le mie piccole spese da solo.

Seppur in ritardo, ad un certo punto mi era presa la voglia di scrivere in un blog, così lo creai in modo piuttosto semplice con WordPress ed iniziai a scriverci, all’inizio non avevo la concezione del blog personale, semplicemente scrivevo news cinematografiche, postavo trailer, recensivo oggetti che mi spedivano e applicazioni, tutte cose piuttosto standard, sta di fatto che un po’ di guadagno c’era, niente di impressionante.

Per arrotondare scrivevo su O2O, cosa che non farei mai più, significa letteralmente scrivere articoli che nessuno leggerà.

Arrivato in quarta superiore, come la maggior parte dei ragazzi in quel periodo, volevo fare gameplay, aprire un canale di videogiochi, idee mollate poco dopo perché non facevano per me, ma mi era rimasta la voglia di montare video che da lì a poco è diventato il mio primo e vero lavoro, che ho mollato dopo 2 anni per finire l’università.

Ora come ora quello del video editor non è un lavoro che considererei, in 3 anni di università e quest’anno, le cose sono cambiate drasticamente e anche io in un certo senso.

Al momento non ho quell’incertezza che ad altri piace ma che a me fa salire solo ansia, e mi va bene così, soprattutto perché con questo lavoro mi ritengo soddisfatto al 100% sotto tutti i punti di vista.

Forse al momento la mia concezione di lavoro è totalmente sbagliata poiché non ho mai associato il lavoro ad “ufficio, dipendente, 8 ore” , o almeno non ho mai avuto quell’esperienza, io ho sempre considerato lavoro, anche quello non retribuito, tutto ciò che faccio per altri, senza orario.

Sarà perché ho lavorato sempre in smartworking (prima del COVID) e che tutte le commissioni le svolgevo nei tempi che decidevo, io non ho mai fatto il ragionamento “lavoro dalle 9 alle 17, poi stacco totalmente” , se devo fare una cosa e non ho altri imprevisti o impedimenti sforo benissimo l’orario, ma senza alcuna fatica.

So di non essere l’unico a pensarla così ma so che il ragionamento è sbagliato, ma al momento posso dire stare bene così.